News / Investimenti esteri - adempimenti

Patrimoniale e RW

Chiunque detenga investimenti all’estero è soggetto da alcuni anni a una serie di adempimenti legati alla dichiarazione dei redditi e alla tassazione dell’investimento.

Obbligati a questi adempimenti sono tutte le persone fisiche residenti nel territorio italiano che detengono immobili o attività finanziarie all’estero (a titolo di proprietà o di altro diritto reale).

Quindi ad esempio il cittadino italiano che vive in Italia e che ha una casa di villeggiatura in Croazia o Austria, oppure ha fatto degli investimenti in titoli esteri o ha aperto un c/c all’estero è soggetto a questa normativa. Così come il lavoratore italiano che presta servizio all’estero, ma il cui centro di interessi resta in Italia (ad esempio ha la famiglia che vive in Italia) se apre un c/c o acquista un immobile nel paese estero dove lavora deve dichiararne l’esistenza nella dichiarazione dei redditi.

Anche il soggetto comunitario o extra-comunitario che vive e lavora in Italia e in Italia paga le tasse è obbligato a dichiarare l’eventuale esistenza di una casa o di risparmi investiti nel suo paese di origine.

Nel termine “investimento estero” rientrano gli immobili (fabbricati e terreni), i depositi tipo conto corrente o libretto, le azioni, le obbligazioni e le assicurazioni, ma anche il possesso di opere d’arte, gioielli, yacht detenuti all’estero. Se questi investimenti sono gestiti da intermediari italiani (ad esempio le banche o le assicurazioni) allora decade l’obbligo di dichiararli in quanto l’intermediario italiano è già obbligato a comunicare e tassare questi investimenti.

Gli adempimenti relativi agli investimenti esteri sono due:

- Patrimoniale

- Monitoraggio fiscale

La patrimoniale è una imposta che va a colpire la consistenza dell’investimento all’estero. Quindi non è legata al fatto che l’investimento produca reddito o meno.

La patrimoniale sugli immobili presenta analogie con l’imposta municipale propria (IMU) che si applica agli immobili situati in Italia e, in tale contesto, alcune delle disposizioni ad essa applicabili sono state estese ai fini della tassazione degli immobili situati all’estero per ragioni di coerenza e di uniformità di trattamento.

La patrimoniale sulle attività finanziare deriva anch’essa da esigenze di coerenza del sistema, posto che per le attività detenute presso intermediari italiani è prevista l’applicazione di un’imposta di bollo.

La patrimoniale sugli immobili, denominata IVIE, si calcola proporzionalmente alla quota e alla frazione d’anno di possesso. L’aliquota è pari allo 0,76% del valore degli immobili, così come rappresentato dal costo risultante dall’atto di acquisto o dai contratti e, in mancanza, dal valore di mercato.

La patrimoniale sulle attività finanziarie, denominata IVAFE, si calcola in misura proporzionale al periodo di detenzione, nella misura dello 0,15% a decorrere dal 2013. Nel caso di depositi in c/c o libretti a risparmio l’imposta da versare è fissa pari a euro 34 se la giacenza media sul conto durante l’anno supera la soglia dei euro 5.000. Se inferiore l’imposta non è dovuta. La base imponibile è costituita dal valore di mercato rilevato al termine dell’anno solare, utilizzando anche la documentazione dell’intermediario estero, e, in mancanza, dal valore nominale o di rimborso.

Da ciascuna delle imposte sopra esposte sarà possibile dedurre, fino a concorrenza, un credito pari all’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui è situato il bene o l’attività.

Il secondo adempimento è il monitoraggio fiscale. I contribuenti fiscalmente residenti in Italia devono comunicare l’ammontare degli investimenti all’estero detenuti durante tutto l’anno precedente.

Recentemente la normativa è stata modificata in maniera da ottenere una armonizzazione con la normativa sulla patrimoniale.

Questo adempimento esiste dal 1990, ma non è mai stato preso seriamente in considerazione fino al momento in cui è stata data la possibilità di riportare in Italia gli investimenti esteri con il c.d. scuso fiscale.

Da quel momento la sanzione per la mancata comunicazione dell’ammontare dell’investimento all’estero è stata inasprita pesantemente causando una scia di polemiche e prese di posizione. Con la recente semplificazione il nuovo regime sanzionatorio è stato rimodulato sensibilmente, mantenendo comunque un livello di gravità maggiore rispetto alle sanzioni per omesso versamento della patrimoniale, in quanto la base di calcolo non è l’imposta omessa (nel monitoraggio non ci sono imposte da versare, ma solo importi da comunicare), ma l’ammontare dell’investimento. Quindi ad esempio la nuova sanzione minima del 3% se applicata a un valore di acquisto di un fabbricato all’estero, ad esempio pari a euro 100.000, corrisponde a una sanzione di euro 3.000. Sicuramente più bassa della precedente aliquota minima del 10% (quindi nel nostro esempio l’importo da versare sarebbe stato euro 10.000), ma comunque rilevante per qualsiasi contribuente.

Confrontando le sanzioni per omesso versamento della patrimoniale, su un valore di un immobile all’estero di euro 100.000 l’imposta da versare sarebbe stata euro 760,00 che, se omessa, avrebbe comportato l’esborso ulteriore di una sanzione pari al 30%, quindi “solo” euro 228,00.

La buona notizia è che il nostro contribuente che possiede investimenti all’estero può continuare a elaborare il mod. 730 per dichiarare i propri redditi e compilare entro il mese di settembre il mod. Unico relativamente solo alla sezione della patrimoniale e del monitoraggio fiscale. In questo modo si continua a usufruire del sostituto d’imposta per i conguagli fiscali, che in caso di importi a credito permette di ottenerne il rimborso in tempi celeri.